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Scritto da Don Franco Rimano
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Qualcuno dice che la crisi che la nostra società sta attraversando non è solo crisi economica ma crisi globale di senso. Si sono bloccati i meccanismi che sostenevano la nostra società dei consumi: il puntare tutto sull’individuo, sulle sue capacità di affermarsi e il mito dell’essere sempre in crescita ha causato comunque molte disuguaglianze e tanta ingiustizia. La tecnica che sembrava capace di risolvere tutti i problemi si mostra sempre più inefficace davanti alla sfida di difendere l’ambiente e il clima. La riduzione di ogni desiderio a godimento e acquisto di beni materiali ora si scontra con il limite delle risorse economiche disponibili. E’ forte perciò il senso di precarietà e la percezione che le realtà sulle quali ci siamo appoggiati per tanto tempo fanno emergere ora i loro limiti. Emerge la cruda verità: ci siamo lasciati espropriare in quello che di più umano abbiamo, al di là del bancomat e del carrello della spesa. Le ricerche psicologiche più recenti ci raccontano che gli uomini hanno bisogni di base molto semplici ma molto importanti: ricevere e donare amore, comunicare con gli altri, riflettere sul significato dell’esistenza. Ora tutto questo uno lo può ricercare al di la del reddito e trovarlo nella cura delle relazioni umane a partire dalla famiglia e dalle persone che gli sono vicine ma anche nella possibilità nuova di dare significati, idee e punti di vita originali sul mondo, rinunciando alla via comoda di assegnare questo compito ai poteri più alti che in questo momento fanno vedere tutta la loro fragilità (economico, politico e anche a volte religioso). E’ importante che non rinunciamo al nostro potenziale umano. D’altra parte Gesù nel vangelo di questa domenica ce lo ricorda: “Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri”. I cambiamenti che stiamo vivendo ci possono portare ad incattivirci, a difendere a denti stretti ciò che abbiamo acquisito, a chiuderci in difesa. Ma possiamo non rinunciare ad amarci gli uni gli altri imparando ad oltrepassare le barriere che ci tengono avvinghiati non alla vita ma alle nostre identità rigide: le mie cose, la mia famiglia chiusa in se stessa, il proprio contesto di vita pensato come unico ed esclusivo, la propria razza o nazionalità. Dobbiamo recuperare la nostra capacità di rimetterci in sintonia con il vicino, con colui che cammina al mio fianco per imparare a sentire con l’altro sia il bello della vita che la sua fatica e costruire insieme un mondo diverso.
don Franco
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Scritto da Don Franco Rimano
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Inutile cercare fra i morti uno che è vivo, inutile celebrare un cadavere con rispetto e mestizia, come a volte facciamo durante le nostre celebrazioni. Gesù non è un cadavere rianimato, è davvero lui ma fatichiamo a riconoscerlo. I discepoli ascoltano il racconto dei due di Emmaus e, mentre questi parlano dell'incontro col misterioso viandante, Gesù appare. Quando annunciamo il Cristo, Cristo stesso si rende presente. Io, come voi, ho iniziato il mio cammino di ricerca, molti anni fa, ascoltando la testimonianza convinta ed entusiasta di un discepolo. La reazione all'annuncio, però, è inattesa. I discepoli sono storditi, pieni di dubbi, spaventati? Buon segno. Un fede che non attraversa momenti di dubbio, un'adesione al vangelo che non sia faticosa è pericolosa. Quando incontriamo il Signore, durante un pellegrinaggio, in una'esperienza forte, rischiamo di essere travolti dalle emozioni, dall'entusiasmo, proprio come è successo agli apostoli, salvo poi crollare nei pressi del Golgota. Il mondo ha senso e Dio ha un progetto di salvezza su di noi e ci chiede di collaborare a tale progetto. La nostra vita, ogni vita, è preziosa agli occhi di Dio. Dio mi ama e mi chiede di collaborare al suo progetto di salvezza. Ai discepoli dubbiosi e a noi Cristo mostra le mani e i piedi. Vuole essere riconosciuto dalle ferite dei chiodi, non dal volto, come avviene normalmente. Cristo ci dice che lui ha combattuto e lottato per inaugurare il Regno, Regno che, sempre, attraversa la contraddizione della croce, la fatica della battaglia incruenta, del dono di sé. A noi Gesù non offre facili soluzioni, né certezze assolute. Gesù chiede di crescere nella fiducia, nella fede. In questo tempo di mezzo, fra Cristo e il suo ritorno alla fine dei tempi, siamo noi a realizzare la sua presenza: noi che ora vediamo, noi che abbiamo superato la paralisi dell'egoismo, noi che abbiamo la pace nel cuore, noi che annunciamo il vangelo del perdono dei peccati e della riconciliazione. Beati noi che crediamo senza avere visto, beati noi che scriviamo mille altri vangeli con le nostre piccole vite. Nel faticoso percorso della fede Cristo ci dona lo Spirito che ci insegna a leggere e ad interpretare la Scrittura. Apre le nostre menti all'intelligenza della fede, ci permette di capire, di far risuonare Parola e vita, di illuminare le nostre scelte. La Parola che celebriamo ogni domenica ci aiuta a capire. Il pane che condividiamo e che è la presenza reale di Cristo, è il cibo che ci permette di andare avanti, nonostante tutto. Eccoci, Maestro. Tuoi fragili discepoli, riempiti di fede, oltre ogni dubbio.
Don Franco |
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Scritto da Don Franco Rimano
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In occasione del convegno di Aquileia che si sta vivendo in questi giorni è stata fatta una ricerca sulla religiosità dei veneti del nordest di oggi. Ecco alcune conclusioni di questa ricerca. Per quanto riguarda il credere, rimane maggioritaria la credenza fondamentale nell’esistenza di Dio, ma si allargano le posizioni di incertezza rispetto a tante verità di fede: è ancora molto altro il numero di persone che, ad esempio, credono che Gesù Cristo sia figlio di Dio, molto meno sono le persone che credono nella resurrezione. C’è poi un distacco di una parte del mondo giovanile dall’universo religioso che la Chiesa cattolica rappresenta e questo distacco, pratico ancor prima che spirituale comincia a manifestare i suoi effetti anche sul modo in cui ci si relaziona con la figura di Gesù Cristo. Ad esempio la convinzione che il Vangelo sia del tutto attendibile passa dal 43,3% dei genitori al 17,4% dei giovani figli; la condivisione totale del messaggio morale e spirituale di Gesù dal 61,8% dei genitori al 38,3% dei figli. Per le persone del nordest la parrocchia è meno centrale di un tempo, ma ancora valutata positivamente da molti, anche quando la frequentano poco. Il giudizio sulla vivacità della parrocchia è infatti positivo: solo il 23,2% tra chi è in grado di esprimere un giudizio la considera “spenta” e non viva. Meno lusinghiero quello sulla sua capacità di offrire stimoli per la vita morale e spirituale. Quasi la metà ritiene che essa offra solo poche volte stimoli importanti per la propria vita morale e spirituale. Si potrebbe dire che la parrocchia è più vitale dal punto di vista sociale (fa belle iniziative), che dal punto di vista della domanda spirituale delle persone (aiuta le persone a credere).
Questi alcuni dati ci fanno vedere come sia necessario interrogarci sul nostro modo di credere e su come viviamo la fede oggi noi che frequentiamo la parrocchia. Siamo capaci di far percepire il vangelo come il tesoro prezioso della nostra vita?
don Franco |
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Scritto da Don Franco Rimano
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In questa Pasqua due ragazzi, Leo e Yoanna ricevono il battesimo e altri quarantacinque ragazzi di quinta elementare, insieme a loro due, ricevono il sacramento della confermazione (cresima) e dell’eucaristia. E’ un evento di grazia che ci fa intuire che la Pasqua è chiamata a trasformare la vita delle persone perché la risurrezione di Gesù non è un evento legato alla storia dell’umanità e collocato duemila anni fa intorno alla vicenda di un uomo chiamato Gesù, ma è un evento che accade oggi nel cuore e nella vita di ogni persona che accoglie la presenza del Figlio di Dio vivo e presente in mezzo a noi.
Per questi ragazzi la presenza di Gesù significa sentirsi coinvolti dal suo amore che ancora continua a donarsi e a dare il suo Spirito di vita perché viviamo nell’amore e ci spendiamo nella via della carità. Ma per noi adulti e giovani che cosa provoca questa Pasqua? C’è ancora la meraviglia nel Dio di Gesù che può cambiare e guidare la mia vita, oppure sono ormai disilluso che anche Dio sia impotente e nemmeno lui può far accadere qualcosa di nuovo nella mia vita e nella vita del mondo? Per questi ragazzi Gesù è novità, è un Signore generoso nell’amore che è disposto ad accompagnarli nel cammino della vita: per questo dona loro la sua presenza nei sacramenti. Sono all’inizio ma accanto a loro troveranno adulti e giovani capaci di confermare che questa loro fiducia in Gesù non è vana? Se non li trovano cominceranno a ritenere che quello che hanno ricevuto è cosa da ragazzi e non dono per la vita.
Questi sacramenti sono dati a dei ragazzi e molti anche tra i genitori mi hanno chiesto se sono pronti a ricevere doni così importanti. Questo fatto mi fa dire che la Chiesa è in controtendenza e annuncia in questo modo che ha fiducia nei giovani e affida a loro dei doni preziosi perché possano crescere nella fiducia e cambiare con la forza di uno Spirito nuovo questo nostro mondo che non lascia nessun spazio per i giovani. E’ una provocazione alla nostra società che sembra tagliare ogni strada di futuro ai nostri giovani. Forse noi adulti sentiamo che il mondo da noi costruito ha bisogno di un bel rinnovamento. Spetta a noi oggi e a questi ragazzi domani non spegnere quello Spirito di vita che Gesù ha immesso nella storia e che anche in questa Pasqua viene a donarci.
Buona Pasqua!
don Franco |
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Ultimo aggiornamento Sabato 07 Aprile 2012 15:08 |
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Scritto da Don Franco Rimano
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Iniziamo la Settimana Santa con l’ascolto del racconto della passione e morte di Gesù. In questo racconto emerge quello interessa a Gesù e ciò che lo guida nell’affrontare la morte: testimoniare il regno di Dio. Non gli interessa il successo delle folle, difendere una qualche struttura religiosa, impressionare, difendere Dio nella sua grandezza, ottenere il consenso per avviare un cambiamento. Gli interessa servire l’uomo e salvarlo da tutto ciò che sfigura il suo volto di creatura e di figlio dell’Altissimo. Gesù testimonia la difesa del giusto, l’inutilità della violenza e delle torture umane, il coraggio della verità, la bellezza del perdono, l’efficacia della solidarietà e del farsi carico delle fatiche gli uni gli altri. Gesù con la sua passione e morte ci dice che a Dio interessa questo e tutto ciò è il suo regno. Ci rendiamo conto che noi cerchiamo a volte altri interessi e che quelli di Dio spesso è solo Gesù a testimoniarli. Ma questa Pasqua ci rinnovi nel desiderio di cercare e fare l’intereresse di Dio.
don Franco |
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Scritto da Don Franco Rimano
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La notte in cui celebreremo la veglia pasquale, il 7 aprile prossimo, 47 ragazzi di 5 elementare riceveranno i sacramenti dell’iniziazione cristiana: 2 ragazzi ricevono il battesimo e tutti insieme ricevono la cresima e per la prima volta l’eucaristia. Questa esperienza riporta al centro della vita della nostra comunità e di tante famiglie il mistero della pasqua. Infatti, noi con il battesimo ci leghiamo in maniera fortissima a Gesù, il quale nel suo amore generoso e fedele ci offre il perdono e ci dona la vita stessa di Dio nell’amore fino dare la vita. Questo legame viene confermato con la cresima e si sostiene ogni domenica con l’eucaristia. E’ questo il senso dell’unire di più questi tre sacramenti al momento che ci uniscono sempre più a Gesù e il fine ultimo è vivere nella comunione con Lui e amare come Egli ci ha amato. Per questo l’eucaristia è il sacramento finale che alimenta tutta la vita cristiana. La notte di Pasqua ci sarà una grande celebrazione dove l’annuncio della risurrezione di Gesù si lega con il dono della sua grazia nei sacramenti per ripartire come adulti e ragazzi nel vivere di Lui e come Lui. Sosteniamo e accompagniamo questi ragazzi con la nostra preghiera.
Don Franco |
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Scritto da Don Franco Rimano
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In alcune recenti indagini emerge che le relazioni, quelle familiari e comunitarie, in questo tempo di crisi sono poste in cima ai valori maggiormente ricercati e che rimangono punti di riferimento essenziali per la vita di tante persone. In più, sempre da queste indagini, si evidenzia che le persone che attribuiscono importanza alla famiglia e alle relazioni sono mediamente quelle più felici. Credo che queste indicazioni ci facciano riscoprire la verità che è proprio l’amore vissuto nel concreto della vita di ogni giorno a rendere le persone veramente contente e capaci di trovare soddisfazione nella loro vita. Se anche mancano cose e beni materiali non siamo perduti se coltiviamo delle relazioni di vera unione, amicizia e solidarietà. Dopo alcuni decenni in cui ci è stato inculcato che la vera felicità sta nelle comodità materiali ora riscopriamo che la vera ricchezza sono le relazioni. La nostra comunità in questo tempo di crisi è invitata ad investire molto su questo bene delle relazioni: prima di tutto attraverso la cura della relazione dentro la famiglia tra sposi, con i figli spesso abbagliati dalla voglia di avere sempre le ultime novità del mercato. Come famiglie diamoci spazi di tempo per la cura delle nostre relazioni e con gli amici, magari non più al ristorante perché non abbiamo i soldi ma in casa con una semplice pasta. Ma apriamoci anche al bene della relazioni tra i vicini nella condivisione reciproca delle gioie e delle fatiche, per costruire la nostra vera felicità nella comunione con gli altri. Un modo evangelico di vivere la quaresima.
d. Franco |
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Scritto da Padre Lorenzo Baccin
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Il Cairo, Quaresima 2012
بسم الآب والابم والروح القدس الإله الواحد
Carissimi amici di Cristo Re, vi scrivo in questo tempo di Quaresima per condividere un po’ della mia vita e per farmi vicino a tutti voi in questo cammino verso la Pasqua. Nella parrocchia dove vivo, abbiamo celebrato il Mercoledì delle Ceneri. La messa è stata celebrata parte in inglese e parte in francese per permettere un po’a tutti di capire e partecipare. Dal presbiterio dove mi trovavo assieme agli altri concelebranti, guardavo l’assemblea ed era per me come vedere il mondo intero: l’Africa, l’America, l’Asia, l’Europa e pure l’Oceania, con una coppia dalla Nuova Zelanda di origini italiane, erano presenti in chiesa grazie ai nostri parrocchiani che vengono da ogni parte del mondo. La grande sfida per la nostra comunità è convivere insieme tra diversi. Non è sempre facile, come potrete immaginare. Tante diversità, come la lingua, le abitudini e il colore della pelle, sembrano tenerci lontani, ma il nostro continuo provare e riprovare a stare assieme è già di per sé un segno del Regno di Dio che viene.
Domenica scorsa, mentre passeggiavo lungo il Nilo, sono stato chiamato da due giovani studentesse mussulmane che a distanza cercavano di attirare la mia attenzione. Quando hanno capito che parlavo un po’ di arabo si sono affrettate a venirmi vicino per conoscermi. Erano appena uscite da scuola e si dirigevano verso casa con i loro zaini e il capo ben coperto dal velo che ogni donna mussulmana indossa qui in Egitto. Mi hanno quasi subito chiesto se ero Cristiano o Mussulmano e quando hanno capito che ero Cristiano mi hanno chiesto di spiegare loro qualcosa della mia fede. Come tutti i mussulmani, trovavano difficilissimo capire perché avevo deciso di non sposarmi visto che metter su famiglia e avere figli è, secondo l’Islam, un dovere che viene da Allah. Ma al tempo stesso ho visto in loro una certa ammirazione nel capire che la mia scelta era stata fatta per poter meglio servire Dio e la gente.
Le attività nel centro di spiritualità e formazione della comunità eritrea continuano bene. Recentemente sono arrivati alcuni nuovi membri che si sono aggiunti a noi dopo essere fuggiti dal loro paese e essere transitati in Sudan. Altri ci hanno lasciato emigrando in Australia e Canada per cercare più fortuna. La settimana prossima cominceremo il corso di computer e inglese per gli adulti. Gran parte dei membri della comunità attendono di ottenere il visto per gli U.S.A., Canada o Australia, ma non è così facile ottenerlo e nel frattempo è utile avere una conoscenza del computer e dell’inglese. Il doposcuola per i bambini eritrei continua le sua attività, nonostante i disordini che di tanto in tanto scoppiano qui al Cairo, anche se adesso la situazione appare più tranquilla. Ma siamo sempre sul “chi va là”! Le lunghe elezioni per il nuovo parlamento si sono chiuse ufficialmente qualche giorno fa con la vittoria dei partiti islamici. Per il nuovo presidente bisognerà aspettare giugno con un nuovo round elettorale.
Carissimi amici, se continuassi a raccontarvi qualcosa in più della mia vita missionaria credo che vi annoiereste perché, a esser sincero, trascorro quasi tutto il mio tempo tra studio dell’arabo e preghiera. La presenza di Dio mi accompagna sempre e da senso alle mie giornate e alla mia missione. Concludo con un ringraziamento a tutti coloro che hanno contribuito alla donazione per il pagamento degli stipendi degli insegnanti della scuola degli eritrei. Grazie di cuore per il vostro impegno e buon cammino di Quaresima a tutti. Possa essere un tempo pieno di amore e gioia.
Vostro P. Lorenzo Baccin, missionario comboniano
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Scritto da Don Franco Rimano
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Domenica scorsa con i ragazzi di quinta elementare e i loro genitori abbiamo vissuto il momento dell’elezione: la nostra comunità ha scelto questi ragazzi perché vuol far dono della presenza del Signore nei sacramenti del Battesimo, della Confermazione e dell’Eucaristia durante la Veglia pasquale momento nel quale si rigenera ogni volta tutta la Chiesa. Ai ragazzi è stato chiesto se vogliono essere amici di Gesù e seguirlo nella vita di ogni giorno. Ai genitori, se desiderano sostenere il cammino dei loro figli. La risposta affermativa di entrambi esprime il desiderio che questa Pasqua ci aiuti a rimettere al centro della nostra esperienza di fede la persona di Gesù, l’ascolto della sua parola e una testimonianza gioiosa nel vivere la fede. Questo gesto ha provocato parecchi genitori ad interrogarsi sulla propria esperienza di fede non dandola per scontata, ritrovando il desiderio di aprirsi ad un Dio amante della vita e vicino al cammino di ogni uomo. Sentiamo anche la necessità di trovare parole nuove con cui dire la nostra fede, parole che fanno bene e raccontano un Dio vivo
don Franco |
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