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Scritto da Don Franco Rimano
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Noi siamo cresciuti nell’esperienza dei nostri genitori e dei nostri nonni, secondo la quale l’uomo può e deve progettare, costruire, plasmare la sua vita con le sue proprie mani, secondo la quele esiste nella vita un fine, che l’uomo deve scegliere e impegnarsi a raggiungere con tutte le sue forze. Oggi l’esperienza nostra è che non possiamo fare progetti neppure per l’indomani, che nella notte viene distrutto quello che si era costruito nel giorno, che la nostra vita è informe o, se non altro, frammentaria. E tuttavia, nonostante tutto questo, dico e affermo che non avrei voluto vivere in un tempo diverso dal nostro, anche se esso disprezza e calpesta la nostra felicità esteriore. Più distintamente che in altre epoche , noi possiamo vedere che il mondo è nelle mani di Dio (…). Se dalla distruzione dei beni della vita noi riusciremo a recuperare intatta la nostra anima vivente, potremo esserne soddisfatti. Il compito della nostra generazione non sarà quello di “mirare a grandi cose” ma di salvare la nostra anima dal caos. “Custodisci il tuo cuore più di ogni altra cosa, poiché da esso procedono le sorgenti della vita” (Pr 4,23). Dovremo sperare più che pianificare, tener duro più che andare avanti. Ma intendiamo salvaguardare l’anima per voi giovani, per la generazione che ora nasce, affinché dalla sua forza voi organizziate, edifichiate e plasmiate una nuova e migliore esistenza. (Dietrich Bonhoeffer, Resistezan e resa)
In questa settimana di preghiera per l’unità dei cristiani prendo questo pensiero da questo teologo protestante; è stato scritto durante la seconda guerra mondiale ma è illuminante anche per l’oggi. Qual è il compito di noi adulti: testimoniare la fiducia che la storia è nelle mani di Dio, conservare un cuore capace di ricercare il bene nonostante perdiamo le nostre sicurezze e beni esterni, fare autocritica sul nostro modello di vita finora vissuto e consegnare a giovani e figli un cuore sapiente e buono che sappia plasmare una migliore esistenza.
don Franco |
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Scritto da Don Franco Rimano
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Ad Assisi lo scorso ottobre i leader delle religioni si sono incontrati con il Papa per ribadire il proprio impegno per la pace. Ecco alcuni dei dodici impegni che hanno indicato a tutti gli uomini. Meditiamoli in questo mese della pace, all’inizio di questa settimana per l’unità dei cristiani e in questa giornata dedicata al tema dell’immigrazione.
“Ci impegniamo a proclamare la nostra ferma convinzione che la violenza e il terrorismo contrastano con l’autentico spirito religioso e a condannare ogni ricordo alla violenza e alla guerra in nome di Dio o della religione. Ci impegniamo a fare quanto è possibile per sradicare le cause del terrorismo”. Mounib Younan, vescovo Federazione luterana
“Ci impegniamo a promuovere la cultura del dialogo perché crescano la comprensione e la fiducia reciproca fra gli individui e i popoli, premesse queste dell’autentica pace”. Aleksandr, metropolita del Patriarcato di Mosca
“Ci impegniamo a dialogare con sincerità e pazienza, non considerando quanto ci differenzia come un muro invalicabile ma, al contrario, riconoscendo che il confronto con l’altrui diversità può diventare occasione di migliore comprensione reciproca”. Mulina Mohammed Zubair Abid mussulmano
“Ci impegniamo a perdonarci vicendevolmente gli errori e i pregiudizi del passato e del presente e a sostenerci nel comune sforzo per sconfiggere l’egoismo e il sopruso, l’odio e la violenza e per imparare dal passato che la pace senza la giustizia non è vera pace”. Mar Gregorios, Patriarcato assiro-ortodosso di Antiochia
“Ci impegniamo a stare dalla parte di chi soffre nella miseria e nell’abbandono, facendoci voce di chi non ha voce e operando concretamente per superare tali situazioni, nella convinzione che nessuno può essere felice da solo”. Wai Hop Tong, taoista
Don Franco
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Scritto da Don Franco Rimano
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Gli sconvolgimenti del nostro tempo richiedono un cambiamento del nostro modo di vivere. Per il futuro di tutti noi, la condivisione dei beni materiali è inevitabile. Nelle società ricche dovremo senza dubbio imparare ad accontentarci ad avere di meno. Questo suppone cercare lo sviluppo personale più nelle relazioni sociali che nell’accumulo di beni materiali. Questo richiede delle rinunce. Ma c’è vera libertà, c’è felicità forte e duratura senza rinuncia?
Ricordiamoci che la storia del mondo non è determinata in anticipo. Facciamo memoria di qualche esempio: dopo la seconda guerra mondiale, un pugno di responsabili politici hanno creduto, contro ogni speranza, alla riconciliazione ed hanno iniziato a costruire una Europa solidale; una rivoluzione pacifica è riuscita a modificare profondamente la situazione delle Filippine nel 1986; il grande movimento popolare polacco Solidarność ha preparato senza violenza una strada di libertà per molti paesi europei; la caduta del muro di Berlino nel 1989 era inimmaginabile pochi anni prima che avvenisse; nel medesimo periodo alcuni paesi dell’America Latina hanno iniziato il cammino della democrazia e avviato uno sviluppo economico mai conosciuto, di cui si spera che i più poveri potranno approfittare senza indugio; la fine dell’apartheid in Sudafrica e la mano tesa di Nelson Mandela hanno portato una insperata riconciliazione; più recentemente si è assistito alla fine delle violenze politiche in Irlanda del Nord e nei Paesi Baschi.
Nel 1989, in Germania Est, alla vigilia della caduta del muro di Berlino, gli organizzatori delle manifestazioni nelle strade erano attenti affinché ciascuno avesse una candela accesa: una mano teneva la candela e l’altra doveva proteggerla dal vento, e non restava una mano libera per gesti di violenza. L’amore di Dio ci tocchi a tal punto che la nostra vita diventi una vita solidale con gli altri.
I monaci di Taizè ai giovani del mondo, 2012
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Scritto da Don Franco Rimano
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In questi giorni c’è qualcuno a cui piace fare il giro delle chiese per vedere come è stato realizzato il presepio. I bambini sono curiosi di vedere quale ambiente è stato ricreato per realizzare la scena della natività, i personaggi della tradizione ma anche personaggi di contorno che ricreano momenti di vita contadina o del tempo di Gesù. Sempre ci si ritrova davanti ad una scena semplice e di estrema povertà che non ha nulla di straordinario. Gesù sceglie di percorrere una via alternativa a quella dei potenti: parte dalla fragilità del bambino e dalla condizione di chi non ha casa e si sente un po’ messo ai margini per comunicare a tutti che Dio lo possono incontrare proprio tutti e non c’è bisogno di avere ruoli o poteri per essere degni di incontrarlo e sentirsi amati da Lui. La sua povertà ci aiuta a guardare con più coraggio e verità il Natale un po’ più povero e fragile. In questo tempo ci sentiamo tutti un po’ più insicuri e incerti. Ci siamo accorti che è fragile e incerta l’economia con una crisi non più passeggera; è in forte crisi il modello economico imperante che per trent’anni abbiamo pensato potesse darci la felicità, la sicurezza, la tranquillità. Poi sono arrivati la globalizzazione e i poveri sono venuti a cercare lavoro rendendoci incerta la sicurezza; è arrivata la crisi economica e ci ha reso fragile anche la tranquillità lavorativa ed economica. Non ci siamo resi conto che il nostro modello ha fatto star bene noi per tanto tempo creando però tante disuguaglianze e tanta povertà. La competizione senza regole rispettose delle persone ci ha portato a cercare il bene individuale trascurando di percorrere vie di collaborazione e ricerca di un bene comune. Ci siamo affidati alla sicurezza dell’avere piuttosto che puntare nella relazione con l’altro e nell’essere persone buone e generose. Questo Natale più povero ci aiuti a fare verità in noi e ritornare a cercare ciò che Gesù ci ha donato con la scelta di essere povero: una relazione di bene che ci aiuti a ritrovare la nostra vera umanità e a farci carico insieme delle fragilità del vivere. Auguri di Buon Natale!
don Franco
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Ultimo aggiornamento Domenica 25 Dicembre 2011 18:02 |
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Scritto da Padre Lorenzo Baccin
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L’inizio dell’Avvento qui in Egitto ha coinciso con il primo giorno delle elezioni parlamentari del dopo-rivoluzione. Lunghissime code di gente che con una certa trepidazione ha atteso ore prima di votare e dare il proprio contributo alla nascente democrazia. In questo ultimo anno tanti avvenimenti drammatici si sono susseguiti in questo paese che adesso sembra mostrare un po’ alla volta il volto della speranza. L’Egitto rimane un paese in transito. Come una donna che sta vivendo un lungo travaglio prima di dare alla luce il suo figliolo. E’ come se il paese fosse entrato in un lungo Avvento, attendendo il nuovo che verrà. Ogni Avvento, ogni attesa, verrà vissuta con speranza. Senza speranza non si attende. Chi non spera vede il futuro solo come fonte di ansie e preoccupazioni, chi spera vede in lontananza l’arrivo della luce. Un paio di mesi fa un nostro collaboratore è stato fermato dalla polizia e messo in carcere senza che avesse commesso nessun guaio. Si tratta di Michael, un giovane egiziano che stava venendo al lavoro il giorno dopo uno dei sanguinosi scontri che abbiamo recentemente avuto qui al Cairo. Tanto è stato fatto per tirarlo fuori di prigione, ma ancora nulla. La speranza che ritorni presto tra noi ci ha fatto pregare spesso per lui e il buon Dio prima o poi ce lo rimanderà a casa. La nostra speranza non muore. Ho avuto la fortuna di conoscere alcuni ragazzi copti ortodossi che a volte vengono a partecipare alla nostra messa in italiano del sabato sera. Sono tutti studenti universitari di italiano e alcuni di loro si sono laurea-ti l’anno scorso. Parlano italiano veramente bene e qualche settimana fa hanno recitato in uno spettacolo teatrale scritto da una signora italo-egiziana. Sono stati tutti bravissimi e specialmente il mio amico Kirollos nei panni dell’Uomo Ragno. Tutti loro sono alla riceva di lavoro come tantissima gente qui i Egitto che era disoccupata prima della rivoluzione e senza dubbio lo è ancora di più adesso. Quando incontro questi ragazzi faccio del mio meglio per incoraggiarli e trasmettere loro un po’ di speranza che prima o poi un lavoro salterà fuori. In cambio, da loro, ricevo tanto coraggio per continuare il mio studio dell’arabo, lingua difficile anche per loro che dicono sempre: “l’italiano è molto più bello”! Coraggio! Qualche settimana fa sono andato ad assistere ad una preghiera in una moschea sufi. Il sufismo è una corrente islamica di antichissima tradizione. Nella moschea c’erano circa duecento uomini seduti per terra in due o tre semicerchi. Pregavano cantando o leggendo un sottile libretto che hanno dato anche a me. L’accoglienza è stata ottima e l’intensità con cui pregavano mi ha colpito. Ho avuto la netta impressione che veramente ricevessero qualcosa da quella preghiera. Alcuni durante la preghiera muovevano la testa in modo ritmato e sembrava che raggiungessero una specie di trans. Tutti si tenevano stretti per la mano. Al termine in molti si sono avvicinati a noi per salutarci e darci il benvenuto. La speranza è che l’Egitto possa trovare la strada per fa convivere assieme cristiani, mussulmani e tutte le altre diversità che lo arricchiscono da secoli. Carissimi amici, la mia speranza è certamente anche per tutti voi: possa Gesù bambino che viene illuminare le vostre vite rivelandovi l’immenso amore di Dio per ciascuno di voi. Buon Natale a tutti.
P. Lorenzo Baccin missionario comboniano al Cairo |
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Scritto da Don Franco Rimano
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Il tempo di Avvento che viviamo è segnato, da un lato dalla grave crisi economica e finanziaria che impone rinunce e sobrietà, dall’altro dalla grande offerta commerciale per soddisfare e incentivare i consumi. S’impone un saggio discernimento per evitare spese esorbitanti, praticare la solidarietà e non trascurare il senso della Domenica. Non prepareremo il Natale di Cristo se dimenticheremo i poveri...Non celebriamo il Natale cristiano se mettiamo fuori chi è bisognoso... L’Avvento è il tempo della speranza. La speranza tiene aperti gli occhi verso l’alto, guardando con fiducia verso l’avvenire; perché lo vede nella prospettiva di Cristo che ha inaugurato il suo Regno glorioso, al quale tendiamo; ma procede anche all’inverso: proietta nel presente la realtà del Regno di Dio. Vorrei invitarvi a tener viva la speranza, e questo lo facciamo attingendola alla preghiera, alla contemplazione, accogliendo il Signore che viene al nostro incontro per infondere luce, energia e pace nel cuore. «Alzatevi e levate il capo» Egli ci dice (Lc 21,28). Usciamo, dunque, dal torpore spirituale e ripartiamo con fiducia.
Dal messaggio del vescovo Antonio per l’avvento 2011 |
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Scritto da Don Franco Rimano
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Siamo tutti in attesa di capire cosa farà il governo per risollevare le sorti economiche del nostro paese. Di certo sarà un natale più magro ma forse ci fa anche bene vivere un natale più sobrio dando più spazio alle relazioni che ci uniscono che alle cose che possiamo regalarci. Questo tempo sembra invitarci a dare una direzione nuova al nostro cammino che oramai si era stabilizzato su certe sicurezze e su certe abitudini. Incertezza, paura, nervosismo possono essere i sentimenti con cui viviamo tutto questo. Anche l’avvento ci provoca ad un cambiamento invitandoci a preparare la strada al Signore che viene. Qui la prospettiva è diversa: qui il cambiamento ci viene indicato per lasciare maggiore spazio al Signore che viene e la sua venuta è fonte di gioia e di grande stupore per un amore che non si è ancora stancato di noi. Ora non si tratta di fare grandi cose o grandi cambiamenti: ma lasciare spazio a Gesù e alla sua Parola perché sia Lui a guidarci e a vivere in comunione con noi. Allora non ci spaventeranno le fatiche e le incertezze di questo tempo, ma confideremo nel suo sentiero di bene.
Don Franco |
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Scritto da Don Franco Rimano
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Un parroco di una parrocchia cattolica dell’India cerca con spirito missionario di annunciare Gesù nella città composta per la maggioranza da indù. Si ferma spesso sulle piazze del mercato, raduna attorno a se bambini e contadini, fa piccoli giochi di prestigio. Poi parla di Gesù. Una sera si alza un vecchio indù e dice: “Abbiamo ascoltato con interesse e con passione le tue parole su Gesù Cristo. Noi amiamo Cristo, lo onoriamo come un uomo eccezionale e come Dio. Leggiamo volentieri la bibbia quando non siamo troppo stanchi. Ma permettimi di dirti che questo non basta per farci diventare cristiani. Non conosciamo forse i tuoi parrocchiani? Non sappiamo come vivono? Quanti litigi e risse, quanta menzogna in mezzo a loro! Non vivono certo meglio di noi”.
In questa festa di Cristo Re e in questo ottantesimo compleanno della nostra parrocchia siamo invitati a chiederci di che cosa la nostra comunità è testimone. Molte persone non frequentano la chiesa e non si sentono appartenenti alla nostra parrocchia: abitano vicino a noi, ci vedono alla domenica andare in chiesa, ma poi cosa vedono? Il vecchio indù fa una obiezione provocante: non vedo niente di diverso nella vita dei cristiani da desiderare di vivere come loro. E’ vero il cristiano non è uno che fa cose diverse dagli altri: mangia, studia, lavora, si diverte come tutti. Ma forse qualcosa di diverso, di nuovo dovrebbe vedersi. La nostra comunità è chiamata a portare la speranza in questo tempo di crisi: una speranza trovata nella fede in Gesù Cristo il quale ci invita a camminare con fiducia. L’azione dello Spirito Santo guida ciascuno di noi a creare vie di comunione e aiuto reciproco nel nostro quotidiano vivendo l’accoglienza, la sobrietà, l’amorevolezza, la riconciliazione, la cura dei più deboli. La comunità dei cristiani testimonia la rinuncia a fidarsi della ricchezza come ben assoluto, a non perseguire il potere e il dominio ma a ricercare con ostinato impegno la giustizia, la solidarietà, il comportamento onesto. Solo con questi segni e con queste testimonianze le persone potranno vedere che il nostro incontro con Gesù alla domenica è portatore di una vita nuova.
don Franco
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Scritto da Don Franco Rimano
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Un grande grazie a tutti per la visita vicariale del nostro vescovo Antonio.
Al termine di questa due giorni sento il desiderio di ringraziare tutti per l’impegno e la partecipazione ai vari appuntamenti che si sono svolti. Ho visto il vescovo contento dopo i vari incontri.
Abbiamo presentato il cammino del nostro vicariato con verità e semplicità e abbiamo cercato di accogliere l’invito del vescovo a continuare il cammino con fiducia e speranza.
Potete qui scrivere la vostra impressione sulla visita del vescovo Antonio facendo click sul collegamento "Aggiungi Commento"
don Franco, vicario foraneo
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